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Alchemilla gestisce il CEA (Centro di Esperienza Ambientale) Mola- Casanova ad Umbertide (PG).
La struttura, accreditata al Cridea della Regione Umbra, è di proprietà del Comune di Umbertide.
Si tratta di un vecchio mulino completamente ristrutturato e che racchiude la storia e la vita dei mugnai e dei tempi passati.
Il mulino fu costruito nel lontano 1.500 dalla chiesa di MonteCorona ed era perfettamente funzionante fino al 1954.
Successivamente, dopo anni di abbandono, il Comune di Umbertide lo ha acquistato e ristrutturato. Oggi il vecchio mulino è diventato un centro per le energie rinnovabili e per la sostenibilità gestito da noi di Alchemilla.
Oltre ad essere un magnifico vecchio mulino, il centro ha altre caratteristiche importantissime che lo rendono UNICO nel suo genere.
Adiacente al centro, lungo il Tevere, c’è la CENTRALE IDROELETTRICA di Umbertide che rifornisce di energia elettrica circa la metà degli umbertidesi.
Inoltre il centro è riscaldato tramite la GEOTERMIA. Nel 2005, in occasione dei lavori per la costruzione della centrale idroelettrica, fu scavato un pozzo per avere acqua di raffreddamento per l’impianto. Con stupore di tutti, l’acqua che fuoriusciva dal pozzo, non era fredda, ma CALDA a 38°C.
Il centro, che allora era in fase di ristrutturazione, è stato quindi dotato di un impianto di riscaldamento a pavimento che utilizza l’acqua calda del sottosuolo.
Il centro quindi è AUTONOMO dal punto di vista energetico: l’energia elettrica è fornita dall’adiacente centrale e è riscaldato tramite la geotermia.
COSA SI FA AL CEA “MOLA CASANOVA”?
Al centro si fanno attività di vario genere:
- Percorsi educativi e laboratori con le scuole di ogni ordine e grado
- Convegni
- Mostre
- Ricerca
STORIA DEL MULINO
Le informazioni che seguono sono state fornite da Giuseppe Sonaglia, l’ultimo mugnaio che ha lavorato al mulino quando era ancora un bambino..
Il mulino era di proprietà del marchese Marignoli; di sua proprietà era tutta la tenuta di Monte Corona.
Nel mulino lavoravano e vivevano a mezzadria due famiglie: Sonaglia e Gamboni. La famiglia Sonaglia si è trasferita al mulino nel 1926 mentre la famiglia Gamboni già ci viveva. Il centro è conosciuto dagli Umbertidesi come “Ex mulino Gamboni”.
Accanto ai locali che servivano alla macinazione dei cereali c’erano le stanze molto semplici delle due famiglie, le cucine, i grandi focolari e il lavatoio.
In tempo di piena del fiume, i mugnai pescavano direttamente da alcune finestre della struttura. Il pesce era molto importante per quei tempi in quanto il cibo spesso scarseggiava.
Al piano seminterrato c’erano i locali tecnici, uno dei quali ospitava la grande ruota del mulino. Esistevano 3 paratoie, una di queste faceva entrare l’acqua che azionava la ruota che era poi collegata ad un perno di ferro a sua volta collegato alle macine in pietra del piano superiore. Le macine avevano un diametro di circa 1,20/1,40 m. ed erano alte una trentina di cm; la macina inferiore era fissa, mentre la superiore girava.
Il mulino aveva costante bisogno di manutenzione, nella struttura c’erano dei locali adibiti ad officina del fabbro per la riparazione delle parti in ferro, ogni dieci giorni, inoltre, specie se il mulino lavorava a pieno ritmo, bisognava fare manutenzione alle macine. La macina superiore veniva sollevata per mezzo di una piccola gru e con martello e scalpello venivano fatte le riparazioni.
Quando il Tevere esondava, la ruota si riempiva di fango, foglie e rami e doveva essere ripulita; a tale proposito esisteva un’altra paratoia che convogliava l’acqua del fiume in un locale adiacente collegato a quello dove si trovava la ruota. L’acqua entrava con forza e ripuliva la ruota.
I momenti dell’ anno in cui il mulino lavorava di meno erano i giorni di piena del Tevere e i periodi di siccità quando cioè il livello dell’acqua era troppo basso. Negli altri periodi dell’ anno invece, il mulino lavorava a pieno ritmo, i contadini arrivavano spesso anche di notte con buoi ed asini che trasportavano i cereali.
Si vedono ancora gli anelli di metallo dove venivano legati gli animali mentre aspettavano. Spesso il lavoro iniziava prima dell’alba; per macinare un quintale di grano era necessaria un’ora circa. In un giorno si producevano dai 15 ai 20 quintali di farina.
Durante la seconda guerra mondiale, i tedeschi proibivano ai mulini di lavorare e così, di nascosto venivano macinati pochissimi chilogrammi di cereali durante la notte alle famiglie, che, affamate, si recavano al mulino per avere un po’ di farina.
Il mugnaio non aveva uno stipendio viveva del denaro e talvolta della farina o di ciò che le famiglie donavano come pagamento per la macinazione dei cereali. Il ricavato veniva diviso in due metà uno delle quali doveva essere poi diviso con l’ altra famiglia e una metà spettava al marchese di Montecorona che era il proprietario del mulino e del podere su cui sorgeva l’ edificio.
Il signor Giuseppe ci ha detto che già dai 9-10 di età, anni lavorava al mulino insieme agli uomini delle due famiglie, non c’erano operai esterni e le donne non vi lavoravano, ma erano impegnate nei lavori di casa, dei campi ecc.. ci ha anche raccontato come veniva fatto il bucato all’ epoca e che i panni venivano risciacquati nelle acque del Tevere; nei giorni invernali quando faceva molto freddo poi le donne andavano a riscaldarsi nella cucina della famiglia Gamboni. Oggi il mulino, che ha cessato di funzionare, è stato restaurato e viene utilizzato come laboratorio didattico per far conoscere ai giovani come veniva sfruttata la forza dell’ acqua in passato. Oggi accanto al mulino sorge una centrale idroelettrica che viene utilizzata per la produzione di energia elettrica.




